sabato 20 ottobre 2012

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-Torto O.G., Breve storia di una generazione

Eravamo ragazzi e ci dicevano: “Studiate, sennò non sarete nessuno nella vita”. Studiammo. Dopo aver studiato ci dissero: “Ma non lo sapete che la laurea non serve a niente? Avreste fatto meglio a imparare un mestiere!”. Lo imparammo. Dopo 
...averlo imparato ci dissero: “Che peccato però, tutto quello studio per finire a fare un mestiere?”. Ci convinsero e lasciammo perdere. Quando lasciammo perdere, rimanemmo senza un centesimo. Ricominciammo a sperare, disperati. Prima eravamo troppo giovani e senza esperienza. Dopo pochissimo tempo eravamo già troppo grandi, con troppa esperienza e troppi titoli. Finalmente trovammo un lavoro, a contratto, ferie non pagate, zero malattie, zero tredicesime, zero Tfr, zero sindacati, zero diritti. Lottammo per difendere quel non lavoro. Non facemmo figli – per senso di responsabilità – e crescemmo. Così ci dissero, dall’alto dei loro lavori trovati facilmente negli anni ’60, con uno straccio di diploma o la licenza media, quando si vinceva facile davvero: “Siete dei bamboccioni, non volete crescere e mettere su famiglia”. E intanto pagavamo le loro pensioni, mentre dicevamo per sempre addio alle nostre. Ci riproducemmo e ci dissero: “Ma come, senza una sicurezza nè un lavoro con un contratto sicuro fate i figli? Siete degli irresponsabili”. A quel punto non potevamo mica ucciderli. Così emigrammo. Andammo altrove, alla ricerca di un angolo sicuro nel mondo, lo trovammo, ci sentimmo bene. Ci sentimmo finalmente a casa. Ma un giorno, quando meno ce lo aspettavamo, il “Sistema Italia” fallì e tutti si ritrovarono col culo per terra. Allora ci dissero: “Ma perchè non avete fatto nulla per impedirlo?”. A quel punto non potemmo che rispondere: “Andatevene affanculo!”.

Lo odi, non lo sopporti, a volte vorresti perfino buttarlo dal terzo piano di un palazzo. Subito dopo, però, ti rendi conto che quella persona che ha il tuo stesso sangue è la gioia più bella che la vita ti ha regalato.

Sai una cosa? Ti voglio bene. Non te l’ho detto spesso,non so perché. In fondo,era sottointeso.
Ti voglio bene. Ora e sempre.


Io sono così: provo a chiarire una volta, due volte, tre volte.. dieci, cento, ma quando mollo è perché non mi interessa più chiarire.

venerdì 19 ottobre 2012

Sempre..

Non ho bisogno di un uomo bellissimo, con sempre la cosa giusta da dire, il gesto perfetto da fare o che sia smielato.
Ho bisogno di qualcuno che abbia bisogno di me, qualcuno che pensi: '' Ha un carattere di merda: e' acida, scostante, paranoica, sfuggente, triste e non fa mai la cosa giusta..ma ne vale la pena.'
Ho bisogno di qualcuno per cui io valga la pena, sempre.

Ti vorrei dire mille volte abbracciami ma ti dico solo ciao

Poi ci sei tu,ho provato tante volte a cercare delle parole speciali..

volevo che fossero solo tue, ma non c’è stato niente da fare, sarebbero state ridicole, sarebbero state sprecate. Sei più di una bussola, più di un pilastro, più di una migliore amica e molto, molto più di una sorella, sei un pezzo di cuore, sei un pezzo di me. Io a te devo tanto, forse, tutto.